Tra vento e
vertigine di Steph Davis
Una vita sospesa tra
amore e forza di gravità
Edizioni Versante Sud
Steph Davis è una
donna che rischia, segue il proprio istinto, prende decisioni senza pensarci
troppo, e senza mai voltarsi indietro. Poco dopo aver messo l’imbrago per la
prima volta, abbandona tutto, una rispettabile carriera universitaria e un
potenziale futuro come pianista, per dedicarsi anima e corpo all’arrampicata
libera, vivendo nella vecchia auto familiare presa a prestito dalla nonna
insieme a Fletcher, inseparabile compagna a quattro zampe. Oggi Steph è
una delle scalatrici più complete al mondo, e vanta numerose prima
ascensioni in Pakistan, Patagonia, Isola di Baffin e Kirghizistan. È
stata la prima donna a salire in libera la maestosa Salathè Wall
su El Capitan nella Yosemite Valley, e la prima donna a
raggiungere la cima della Torre Egger, in Patagonia.
Attraverso la personalissima chiave di lettura della sua carriera alpinistica,
Steph affronta temi universali come amore, amicizia e crescita
personale; ci porta in Patagonia, dove sopporteremo settimane di
pioggia, vento, neve, e grandine nella speranza di una finestra di bel tempo;
oppure nella sua casa di Moab, mentre la relazione con l’uomo che poi
sposerà traballa sotto la spinta centrifuga di una vita sempre al limite, in
continuo movimento a caccia di nuove sfide. Steph ci coinvolge
nell’intima ricerca di un precario equilibrio tra la voglia di indipendenza,
il bisogno di stabilità, la bruciante ambizione e la fragilità dei sentimenti.
In viaggio con questa giovane scalatrice, impariamo cosa vuol dire vivere una
vita fatta d’avventura.
Steph Davis
è un'atleta di fama
mondiale, sponsorizzata da Mammut, Clif Bar, Five Ten and Cascade Design.
È apparsa su Outside, Men's
Journal, W Magazine e Sport Illustrated.
I suoi articoli sono stati
pubblicati su Climbing, Rock & Ice e altre riviste del settore.
Sposata con Dean Potter,
vive tra Moab, Utah e laYosemite Valley, in California
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«Il vento che soffia senza sosta, sputandoci in faccia nevischio pungente e
gelato, è una tortura. Mentre Charlie si cala dal terzo ancoraggio, chiudo gli
occhi per un istante, un istante solo. Vorrei solamente un attimo di tregua.
Quando li riapro, la corda non c’è più. Sparita. Mi strofino gli occhi
incredula e guardo un’altra volta. Le corde continuano a non esserci.»…
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«Cominciavo a sentirmi debole. Arrivai allo strapiombo, e alla temuta fessura
svasa. Continuai ancora a salire, finché il mio corpo non riuscì più ad andare
avanti. Sentii il caldo granito di El Cap scivolarmi via dalle mani. Era
finita.»